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Informazione ambientale e diritto di accesso Stampa E-mail
Thursday 09 February 2012
 Il principio introdotto dalla legge 349 del 1986 che ha istituito il Ministero dell'Ambiente, che ha stabilito il diritto di ciascun cittadino di accedere alle informazioni disponibili sullo stato dell'ambiente e la possibilità di estrarne copia

L'ESIGENZA DI PUBBLICITÀ E TRASPARENZA CONSACRATA A LIVELLO INTERNAZIONALE CON LA CONVENZIONE DI AARHUS DEL 1998

Il diritto di accesso all’informazione ambientale e il correlato dovere di informazione in seno alla P.A. rappresenta un principio introdotto dalla legge che ha istituito il Ministero dell’Ambiente (Legge 349/1986) che al comma 3 dell’art. 14 stabiliva il diritto di ciascun cittadino di accedere alle informazioni disponibili sullo stato dell’ambiente e prevedeva la possibilità di estrarne copia.

L’esigenza di pubblicità e trasparenza connessa all’attività della PA in materia ambientale è stata consacrata a livello internazionale con la Convenzione di Aarhus del 1998 e a livello comunitario dalla Direttiva 2003/4/CE, recepita in ritardo dal nostro legislatore con il D.lgs. 195/2005 "Attuazione della direttiva 2003/4/CE sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale". Il D.lgs. 195 rappresenta l’apparato normativo di riferimento in materia di accesso alle informazioni ambientali. I cardini principali della nuova disciplina sono da ricondurre principalmente all’estensione della definizione di "informazione ambientale" sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, la specifica dei casi di esclusione del diritto di accesso e la tutela amministrativa effettiva di tale diritto.

Il TUA (Testo Unico Ambientale) invece nel testo originario non citava incomprensibilmente l’accesso alle informazioni ambientali. Siffatta lacuna è stata poi colmata dal D.lgs 4/2008 (c.d. secondo decreto correttivo del Codice dell’Ambiente), il quale si è accontentato di una formulazione molto sintetica del principio "chiunque senza dover esssere tenuto a dimostrare la sussistenza di un interesse giuridicamente rilevante" può accedere alle informazioni sullo stato dell’ambiente e del paesaggio.

Si evidenzia, nel correttivo, e come già in un certo senso palesato con decenni di anticipo dalla Legge 349/1986 un ampliamento della sfera dei legittimati attivi rispetto a quanto statuito nella normativa generale, L. 241/1990 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi), laddove per poter accedere ad informazioni legate al procedimento amministrativo è necessario dimostrare l’esistenza di un interesse giuridicamente qualificato, tra l’altro strumentalmente collegamento all’atto cui si vuole accedere.

Come summenzionato l’art. 3 del D.lgs. 195/2005 fornisce la disciplina procedimentale di riferimento sull’accesso all’informazione ambientale e si ispira ai principi di tempestività nel rilascio delle informazioni richieste e collaborazione della P.A. Il procedimento ha inizio con un’istanza formulata in maniera chiara e precisa in merito alle informazioni che si intendono acquisire. L’Amministrazione deve fornire l’informazione nel termine di 30 giorni, ovvero può richiedere delle integrazioni o respingere l’istanza. Qualora la richiesta sia per entità e complessità difficilmente esauribile nel termine di 30 giorni la P.A. coinvolta deve informare previa esplicitazione delle motivazioni giustificative la necessità di un differimento di ulteriori 30 giorni.

Quanto alla tutela del diritto di accesso l’art. 7 rinvia alla disciplina generale sancita dalla Legge 241/1990, così come modificata dalla Legge 15/2005 e dalla Legge 80/2005, la quale prevede la possibilità in caso di rigetto dell’istanza di proporre ricorso al TAR nel termine di 30 gg dalla comunicazione del diniego. In tali procedimenti è possibile presenziare in giudizio personalmente.


NOTA

a) «informazione ambientale»: qualsiasi informazione disponibile in forma scritta, visiva, sonora, elettronica od in qualunque altra forma materiale concernente:

1) lo stato degli elementi dell'ambiente, quali l'aria, l'atmosfera, l'acqua, il suolo, il territorio, i siti naturali, compresi gli igrotopi, le zone costiere e marine, la diversità biologica ed i suoi elementi costitutivi, compresi gli organismi geneticamente modificati, e, inoltre, le interazioni tra questi elementi;

2) fattori quali le sostanze, l'energia, il rumore, le radiazioni od i rifiuti, anche quelli radioattivi, le emissioni, gli scarichi ed altri rilasci nell'ambiente, che incidono o possono incidere sugli elementi dell'ambiente, individuati al numero 1);

3) le misure, anche amministrative, quali le politiche, le disposizioni legislative, i piani, i programmi, gli accordi ambientali e ogni altro atto, anche di natura amministrativa, nonche' le attività che incidono o possono incidere sugli elementi e sui fattori dell'ambiente di cui ai numeri 1) e 2), e le misure o le attività finalizzate a proteggere i suddetti elementi;

4) le relazioni sull'attuazione della legislazione ambientale;

5) le analisi costi-benefici ed altre analisi ed ipotesi economiche, usate nell'ambito delle misure e delle attività di cui al numero 3);

6) lo stato della salute e della sicurezza umana, compresa la contaminazione della catena alimentare, le condizioni della vita umana, il paesaggio, i siti e gli edifici d'interesse culturale, per quanto influenzabili dallo stato degli elementi dell'ambiente di cui al punto 1) o, attraverso tali elementi, da qualsiasi fattore di cui ai punti 2) e 3).


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