Ecoradio, a 10 anni esatti dalla sua nascita, chiude.

Nel lontano 2003 il partito dei Verdi pensò ad una radio come strumento di informazione, per molti versi più agile e innovativo rispetto alla classica “carta stampata”. Le premesse e le promesse erano positive, un progetto editoriale completamente dedicato al cittadino e non un house organ o un’intranet per la politica autoreferenziale. Accettammo così la sfida di costruire una radio multimediale (integrata con web e tv) dedicata ai cittadini, capace fornire spunti e riflessioni sui complessi temi della sostenibilità ambientale, sociale, economica.
Una piattaforma di servizio per tutti gli operatori dell’ambientalismo, del terzo settore e della green economy: buona parte dei fondi sarebbero arrivati, come previsto dalla legge 250/’90, dal Dipartimento Editoria della Presidenza del Consiglio, il resto dagli stessi Verdi ed auspicabilmente dal mercato.
Con il partito dei Verdi le promesse e gli accordi iniziali sopravvissero per i primi due anni, così ad Ecoradio rimase la scelta: chiudere o rilanciare. La storia parla di un rilancio, di una radio che ha cercato di sopravvivere ai conflitti politici, alle difficoltà di “fare editoria” e di farla in Italia, liberi da ogni ingerenza e fedeli ad un principio di libertà assoluto. Negli anni oltre 150 persone hanno collaborato con Ecoradio, con una media occupazionale superiore alle 30 unità per registrare 25.000 contatti giorno e 145.000 nella settimana.
Ai microfoni di Ecoradio si sono succeduti tantissimi giovani avviati al praticantato giornalistico e molti professionisti affermati.
L’alto livello di servizio offerto alle associazioni ambientaliste e del terzo settore è stato continuo ed incondizionato, sempre legittimato dal finanziamento pubblico che la radio percepiva: ma soprattutto quel servizio è stato legittimato da un impegno convinto delle persone che lavoravano per l’emittente. Le partnership editoriali e promo pubblicitarie con tali soggetti sono una testimonianza oggettiva del lavoro svolto da Ecoradio e dai suoi professionisti: (WWF, Greenpeace, Legambiente, Vas, Lav, Kyoto Club, Rinnovabili.it, Nuova Ecologia, Lipu, Federbio, Aiab, Inbar, Emergency, Save The Children, Amref, Amnesty International, Libera, Actionaid, Arci, Cestas, Caritas, Medici Senza Frontiere, Nessuno tocchi Caino, UNHCR, Unicef, WFP, FAO, Voci per la Libertà, I° Maggio, Adiconsum, Federconsumatori, Adusbef, Altroconsumo e numerosi altri…
Ecoradio è stata anche la loro radio, la loro voce “on air”; per anni ai microfoni della conduzione si sono avvicendati i portavoce di alcune associazioni con il solo scopo di valorizzare temi tanto importanti quanto generalmente ignorati nel quotidiano dai media, per un’esperienza oggettivamente unica nel panorama informativo del nostro paese.
Nel pieno dello sforzo editoriale è arrivata la crisi più nera che l’economia moderna ricordi, lo Stato ha iniziato il suo disimpegno riducendo drasticamente i fondi destinati all’editoria e, soprattutto, rendendoli completamente incerti. Nel paese intanto divampava con violenza la critica verso la politica e tutto ciò che è impiego di denaro pubblico, compresi ovviamente i
fondi sopravvissuti per l’editoria. Ogni controversia, sindacale e non, deragliava in polemica sul finanziamento pubblico, polemica al servizio di piccolissimi interessi tuttavia capaci di lordare di fango lo straordinario lavoro di questi 10 anni. In questo contesto Ecoradio avrebbe dovuto trovare, in partnership o in solitaria, delle alternative al finanziamento pubblico per la propria sopravvivenza. Decine i tentativi, negativi i risultati.
In pochi sanno quanto è difficile costruire e tenere vivo un progetto come questo, ancor meno sanno quanto è dura accettare di doverlo chiudere.
Ecoradio chiude dunque, così come ha vissuto, a testa alta e senza padroni, orgogliosa del lavoro svolto e con un sincero sentimento di gratitudine per tutte le persone che si sono impegnate con noi, che hanno condiviso con mente e cuore un’esperienza unica e che, per un attimo o per anni, come noi, ci hanno creduto.